Ti ascoltoGratuito
Mi racconti tutto: cosa senti, cosa è successo, cosa temi. Io non interrompo, non giudico, non ho fretta. Più mi parli, meglio capisco.
E ti rispondo io. In persona. Non un assistente, non un bot, non un call center. Solo io e ciò che ti porta qui.
Era un funerale di famiglia, una giornata d'autunno che ricordo come fosse ieri. Mentre tutti parlavano sottovoce in salotto, una donna che non avevo mai visto entrò, mi guardò per qualche secondo, e disse a mia madre:
"Suo figlio vede cose che gli altri non vedono. Lo sa, vero?"
Mia madre rimase senza parole. Io invece sentii un caldo improvviso al petto — come se qualcuno avesse acceso una candela dentro di me. Era la prima volta che qualcuno metteva un nome a quello che mi succedeva da anni: i sogni che si avveravano, i dolori altrui che sentivo come miei, le presenze che vedevo agli angoli delle stanze quando ero solo.
Da quel giorno, quella donna — che oggi non c'è più — divenne la mia prima maestra. Non mi insegnò formule. Mi insegnò a rispettare il dono, ad ascoltare prima di parlare, a non avere mai paura del dolore degli altri.
Sono passati più di vent'anni da quel funerale. Quindici di questi li ho dedicati a lavorare seriamente con le persone — prima di persona, ora anche su WhatsApp, perché il dolore non guarda i confini geografici e l'aiuto deve poter arrivare ovunque.
Scrivimi. Ti ascolto io, in persona, senza giudicarti. La prima conversazione è gratuita e non ti chiederò mai di proseguire se non sarai tu a volerlo.
Parla con Alessandro oraNiente formule magiche, niente promesse strappate alle stelle. Solo un percorso chiaro, dove ogni passo ha il suo tempo.
Mi racconti tutto: cosa senti, cosa è successo, cosa temi. Io non interrompo, non giudico, non ho fretta. Più mi parli, meglio capisco.
Se la tua intuizione lo richiede, faccio una lettura dei tarocchi o uso altri strumenti spirituali. Ti dico onestamente cosa vedo, anche quando non è quello che vorresti sentire.
A volte serve solo parlare ancora. A volte serve un rituale specifico. A volte ti consiglio di andare da uno psicologo. Te lo dico chiaro, senza venderti niente che non sia necessario.
Concordiamo tempi, modalità e costi — sempre prima, mai sorprese. Tu decidi liberamente se vuoi proseguire. Se preferisci pensarci, va bene così.
Le persone che lavorano meglio con me sono quelle che cercano onestà, non miracoli. Se sei una di loro, ti aspetto su WhatsApp.
Scrivimi su WhatsAppPer farti capire che non sono un call center, ma una persona reale che lavora ogni giorno con altre persone reali.
Mi sveglio prima dell'alba per leggere i messaggi arrivati durante la notte. Sono quasi sempre i più dolorosi: rotture appena accadute, attacchi di angoscia delle 3 del mattino, persone che non sanno più a chi rivolgersi.
Le letture dei tarocchi richiedono concentrazione totale. Spengo il telefono per quelle e dedico tempo pieno a una persona alla volta. Niente multitasking quando si tratta dello spirito di qualcuno.
I lavori spirituali si fanno tra le nove e mezzanotte, quando l'energia della giornata si placa e la concentrazione è più pulita. È il momento più sacro della mia giornata.
Lascio sempre il telefono acceso. Chi mi scrive alle 3 del mattino sa già che gli risponderò entro pochi minuti. Le ferite del cuore non rispettano gli orari, e nemmeno io.
Nomi cambiati per rispetto della privacy, ma le storie sono vere. Una per ogni tipo di percorso che spesso vedo.
Mi scrisse alle 4 del mattino: "Mio marito mi ha lasciata stasera, non so cosa fare."
Parlammo per due ore. Non c'era nessun rituale da fare quella notte. C'era solo una donna che aveva bisogno di non sentirsi sola.
Sei mesi dopo mi mandò una foto del suo nuovo appartamento. Era serena.
Sospettava un malocchio in famiglia da anni: malattie strane, soldi che sparivano, litigi continui senza motivo apparente.
Aveva ragione. Il lavoro durò tre mesi, fatto bene, senza scorciatoie.
Oggi lui e sua moglie hanno avuto il primo figlio.
Voleva che le dicessi che il suo ex sarebbe tornato. Le dissi che non sarebbe tornato — e che era meglio così.
Si arrabbiò, mi insultò, sparì.
Tre anni dopo mi ha scritto per ringraziarmi. Aveva incontrato qualcun altro.
Non serve sapere già cosa dire. Non serve avere tutto chiaro. A volte la prima frase è semplicemente: "Salve Alessandro, ho bisogno di parlare." Da lì in poi, ci penso io.
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